mercoledì 23 gennaio 2013

Elisabetta Borgia, il suo pensiero su Armstrong riflesso in questa societá malata!

Bellissimo questo articolo concordo pienamente, anche se non con queste parole è tutto quello che dico e ripeto ogni giorno quando discuto del vero problema sociale...l'arrivismo a tutti i costi senza un minimo di dignitá! Io credo che bisogna saper perdere prima di vincere, e così la vittoria sará ancora più bella! Il sacrificio e il gusto di arrivare al primo megastore di elettronica magari con 10 mesi di risparmi e acquistarsi l'ultimo iphone vuoi mettere confronto al pagarsi 24 mesi di rate per un cosa che non farebbe la differenza sulla nostra vita!

Buona lettura
I coltivatori di datteri
– 22 GENNAIO 2013
INSERITO IN: BLOGOSFERA, LA MENTE SAGGIA
Cari lettori, so che questo mio primo pezzo dovrebbe essere un’introduzione alla psicologia dello sport (argomento centrale del mio blog), alla sua storia, alla sua mission, ma prima di tutto sento il bisogno di dire la mia opinione sulla situazione che sta vivendo lo sport che tanto amiamo: il nostro caro e vecchio ciclismo.

Prenderò la confessione di Armstrong come un punto da cui partire con la mia riflessione e non tanto per dare un mio giudizio di valore su di lui e su ciò che ha fatto. Aprendo giornali, siti internet e social network sembra che tutti dall’alto delle proprie posizioni di rettitudine assoluta lo stiano facendo, quindi non mi voglio aggiungere alla massa. Non che io lo difenda, nel modo più assoluto, sia ben chiaro. Mi piacerebbe, invece, fare una riflessione molto più ampia e trasversale che tocca l’essere umano, nella sua accezione più generale.

Il desiderio di superare i propri limiti è intrinseco all’essere umano e su questo penso nessuno possa eccepire. Questa è la “tensione evolutiva” di cui parla Jovanotti, è l’energia e la motivazione (unica dell’uomo rispetto al mondo animale) che viene mentalizzata e trasformata in azione. E’ una forza dirompente, una energia vitale che ha permesso all’uomo di emanciparsi, di evolvere, ed è grazie ad essa che siamo usciti dalle caverne, ci siamo uniti in tribù, ci siamo stanziati vicino a corsi d’acqua, abbiamo inventato la ruota, creato l’elettricità, costruito case, siamo arrivati sin sulla Luna, eccetera.

I grandi scrittori hanno sempre raccontato le gesta di eroi e personaggi che hanno cercato di superare i loro limiti e di raggiungere l’onnipotenza (diventare Dio). E allora mi vengono in mente Adamo ed Eva nell’Eden che disobbediscono a Dio, oppure Icaro che volando con ali di cera cade rovinosamente al suolo perché avvicinatosi troppo al sole o ancora Ulisse ed il suo viaggio.

Ora, il punto non è tanto il volere o meno superare i propri limiti, il punto sta invece innanzitutto nel riconoscerli e cercare di superarli con tutti gli strumenti leciti che abbiamo e soprattutto, una volta fatto tutto ciò che è nelle nostre possibilità, riuscire ad accettarli senza cercare vie alternative.

Bene, mi direte voi, sulla teoria non abbiamo nulla da dire, ma quando poi ci troviamo nella delusione e nella frustrazione della sconfitta non è così facile. Certo, pienamente d’accordo.

E’ un passaggio difficile e spesso doloroso che però ci LIBERA.

La società di oggi ci vorrebbe, belli, bravi, efficienti, iperperformanti e dannatamente veloci. Una società altamente richiedente e severa. È una società che lascia da parte quelli che non riescono a stare al passo, quelli che non rispecchiano i requisiti minimi.

E allora cosa si può fare?

Allora si finge di essere giovani (con l’uso del bisturi e della chirurgia plastica), si finge di essere felici (con l’uso di sostanze psicotrope –droghe-), si finge di essere ricchi (con leasing e rateizzazioni), si finge di essere forti (col doping)…in generale si finge…ed è qui la DEBOLEZZA.

Sì, una persona che fa queste cose è una persona debole, una persona vuota, che ha bisogno di orpelli e trucchi. Una persona che ha un senso di autostima e di padronanza bassissimo. Che ha talmente poca considerazione di sé che si ritiene incapace di raggiungere i suoi obiettivi senza “l’aiutino” dall’esterno. Queste sono persone che vanno aiutate e non solo criticate (anche se a volte viene automatico).

Se lo guardiamo da questo punto di vista allora, il “grande Lance Armstrong” non è più l’orco cattivo che sta facendo colare a picco il ciclismo mondiale, ma è il “piccolo uomo” che aveva cosi poca convinzione nei suoi mezzi che è arrivato a pensare di fare uso di sostanze illecite per coprire le sue debolezze e farsi vedere dal mondo intero come l’onnipotente e l’imbattibile.

In questa ottica quindi diventano vani i ragionamenti degli appassionati che mostrano i risultati di indagini in cui il doping non esiste solo nel ciclismo, ma c’è anche negli altri sport. Bella scoperta e soprattutto magrissima consolazione!

A mio avviso ora, l’unica cosa che possiamo, anzi che è nostro DOVERE fare, è renderci promotori di una cultura diversa. Una cultura che viene raccontata alle nuove generazioni in cui si porta con passione la bellezza di un risultato raggiunto con le proprie forze, in cui la costanza, l’impegno e la dedizione diventano dei valori fondanti. In cui il divertimento viene prima di tutto. In cui si aggiungeranno nelle squadre giovanili persone che supportano i ragazzi a superare la delusione e la frustrazione di una sconfitta e non tanto medici pagati per evitarla. In cui si valorizzi la prestazione e non tanto il risultato, il sentire di essere riusciti ad esprimersi al massimo vale più di una vittoria. In cui la sconfitta non venga demonizzata ed in cui passi il messaggio che non tutti sono CAMPIONI.

Il processo di cambiamento sarà molto lungo e richiederà un impegno collettivo.

Ciò però non ci deve spaventare. Dovremo fare come i coltivatori di datteri; conoscete il detto “ chi pianta datteri, non mangia datteri”?

La palma da dattero impiega 100 anni a dare i primi frutti, poi a ogni stagione spuntano ciclicamente, ma chi ha piantato quella pianta non mangerà i suoi datteri.

Noi dovremo fare cosi, seminare di nuovo affinché le nuove generazioni potranno godere della dignità che questo sport merita.

Sarà dura, ma è, a mio avviso, l’unico modo per salvare il nostro bellissimo sport!

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@labettina2001
http://www.cyclemagazine.it/cycle/2013/01/i-coltivatori-di-datteri/

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